Aldo Aytano
Via della Chiesa 57
Ponte San Pietro Lucca

Tel. +39 349 3620809
E-mail:info@aytano.net

Aldo Aytano secondo Mario Bucci (Dicembre 1978)

Prima di dipingere, di disegnare, un artista deve amare, studiare, osservare con infinita dedizione l'oggetto, il paesaggio, la figura che vuole ritrarre: altrimenti si potrà anche avere un quadro corretto, un disegno preciso dal punto di vista tecnico, artigianale, ma non un fatto d'arte, un riflesso sfaccettato, distillato di un lirico stato d'animo.
Aldo Aytano è giovane, ma ha lasciato dietro di sé le prime esperienze di ricerca. Certi suoi quadri di qualche anno fa, sia pure abili, risolti con chiare strutture, con impeccabile tecnica, denunciavano ancora i primi amori, quasi viscerali senza il filtro, il distacco di un'autocritica più razionale: una struttura post-cubista di chi ha guardato come tutti, Picasso e compagni, sintesi dinamiche memori di esperienze futuriste, figurazioni magiche, cariche di simboli, che riflettevano il mondo espressionista del primo decennio del secolo.

Ma si è velocemente maturato, ha smussato certe durezze, certe strutture geometriche, tagli in diagonale, messe a fuoco troppo decise, che avevano servito da base. Ha ammorbidito la materia, prima laccata e violenta, quella dei primi urli giovanili, che non ammettono ombre né chiaroscuri. Ha conquistalo le sfumature, la profondità che viene dai primi dolori, dalle delusioni, che danno all'uomo la maturità. Non lo tocca l'atmosfera tesa, incalzante, tutta ossessiva del mondo d'oggi, della pittura d'oggi, inquieta e lacerata da dubbi, da bestemmie, perdute a nascondere la verità in complicati geroglifici, in razionali, freddi teoremi matematici.

Si è rifugiato nel suo mondo lirico, nella montagna in cui crede, che ha percorso metro per metro, passo dopo passo, con l'occhio incantato e pulito della prima esaltante scoperta. Come un bambino di fronte alla conchiglia, sulla spiaggia del mare. Le groppe morbide delle Apuane, i profili lanosi, soffici o taglienti, cristallini delle due Panie, dell'Uomo Morto, il profilo ondulato, più aperto delle Foci, sono per lui come le curve di un paesaggio umano, le anse odorose e tiepide di una donna lungamente osservata, carezzata con l'occhio nel dormiveglia; troppo importanti per essere traditi con una pittura che odori di astratto.

Paesaggi lirici e tuttavia risolti con mano decisa, con un sicuro senso della struttura: digradare sapiente, musicale di quinte, di profili nello scenario dei monti che sfumano dai verdi violenti, giovani dei primi piani, agli azzurri preziosi, ai quasi viola delle creste lontane, che si stagliano precise contro cieli trasparenti e tesi, come fossero fatti di carta velina. Scenari goduti prima ancora di essere dipinti, in ogni loro sfumatura, in ogni lirico risvolto: un anfratto roccioso, un grumo denso di alberi nella penombra, una casa o una luce intravisti nel lento morire del crepuscolo.

Vengono in mente certi paesaggi delle antiche stampe giapponesi, o cinesi, certi profili del Fujiiama sotto la neve,col sole rosso di un tramonto, o di un'alba di sogno: colori quasi impossibili che solo certa realtà possiede, subito falsi appena tradotti in pittura. Forse perché è simile l'amore per la natura, l'ammirazione, l'incanto al di là degli eventi che incalzano. Ma la materia è diversa, tutta moderna e personale, succosa, densa, fatta di corpo e di sangue, una materia sensuale e preziosa che dà muscolatura alle linee precise della costruzione, con la linfa vitale dei colori. accostati in accordi quasi dissonanti, che ricordano certi binomi dei divisionisti: verde-viola; verde-azzurro: rosa-verde: bianco-verde: grigio-verde.

Aldo dimostra la sua coerenza anche nei disegni, bellissimi, che mettono a fuoco un dettaglio di questo paesaggio dell'anima: dettaglio modesto, apparentemente, un casolare con il gruppo di alberi intorno, il profilo di una famiglia di case, un crocicchio isolato nella scacchiera della campagna lucchese, divengono preziosi, distillati da un segno, che, pur avendo alla base un consumato mestiere, si fa tutto lirico, come in un'incisione di Morandi.

Quando affronta la figura, l'indagine è più mordente, attenta alla struttura ma anche diretta al grottesco, all'espressione: critica sempre umana, di un carattere, di una situazione, senza abbandonarsi al canto, come nel paesaggio, ma cosciente di un destino più duro, pesante che l'uomo porta come suo fardello.